Luigi Spina

Parte del fondo fotografico Campania Mirabilis

Il viaggio fotografico di Luigi Spina, il fotografo-ricercatore della bellezza e delle antiche identità culturali, ci fa attraversare paesaggi e città eterne. Le sue fotografie sono il frutto del saper attendere che la bellezza si compia in ogni sua parte fino alla composizione perfetta dove il luogo assurge all’assoluto. I suoi lavori sono in grado di attivare in noi la contemplazione estetica del paesaggio, sublimando in un unico scatto fotografico il valore del preservare la memoria e dell’identità insieme alla necessità della visione.

Biografia dell'artista

Luigi Spina nasce nel 1966 a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) dove vive e lavora. La sua ricerca è dedicata al mondo antico, alla scultura classica e alla memoria dei luoghi, ha realizzato importanti campagne fotografiche per musei e istituzioni culturali italiane, documentando collezioni archeologiche e monumentali di straordinario valore. Ha pubblicato oltre 22 libri fotografici di ricerca personale, fra i volumi pubblicati:) Il progetto sul Foro romano L’Ora Incerta, Electaphoto (2014); The Buchner Boxes (2014), Le Danzatrici della Villa dei Papiri (2015), Diario Mitico (2017), Canova. Quattro tempi (2020) tutti editi da 5 Continents Editions; Volti di Roma alla Centrale Montemartini, Silvana Editoriale (2019). Nel 2020 la rivista Artribune gli conferisce il titolo di “miglior fotografo dell’anno”. Nel 2022 è stato finalista al prestigioso Premio Michetti con il progetto MATRES. L’anima di questa terra è il fango, dedicato alle celebri Matres Matutae del territorio campano. Nel 2023 gli è stato assegnato il “Premio Internazionale Amedeo Maiuri per la Fotografia”. Il libro Interno Pompeiano (2023) è edito da 5 editori internazionali: 5 Continents Editions, Milano; J.P.Getty, Los Angeles; Thames&Hudson, Londra; Elisabeth Sandman Verlag, Monaco di Baviera; La Fabrica, Madrid. Nel 2023 Il Financial Times nomina Inside Pompeii miglior libro d’arte del 2023 e nel 2024 vince la Medaglia d’Oro del MGIP Book Award 2024 (Motovun Group of International Publishers) come miglior libro d’Arte, Design e Fotografia. Nello stesso anno l’Associazione Pergolesi di Santa Maria Capua Vetere gli assegna il “Premio Sessa”. Nel 2025 vince la Medaglia d’oro dell’International Creative Media Awards (ICMA) nella categoria “Art Books, Art, Architecture, Design”. Nel 2020 inizia una lunga ricerca sui Campi Flegrei conclusasi nel 2025 con la mostra Campi Flegrei, la terra ardente presso il Castello di Baia e il Museo Archeologico dei Campi Flegrei, un progetto che racconta il delicato equilibrio tra paesaggio vulcanico, archeologia e urbanizzazione contemporanea. Nel 2024 Luigi Spina è tra i vincitori del Bando Strategia Fotografia con il progetto fotografico L’Umbria di San Francesco, esposto nel 2025 alla Galleria Nazionale d’Umbria e divenuto collezione permanente del museo. Il progetto esplora i luoghi vissuti e percorsi da San Francesco d’Assisi e che ancora oggi custodiscono la sua presenza.  Tra le istituzioni culturali nelle quali ha esposto: Museo Archeologico di Napoli; Musei Capitolini di Roma; Museo MADRE, Napoli; Palazzo dell’EUR, Roma; Reggia di Caserta; MACRO, Roma; Galerie Patrick Mestdagh, Bruxelles; MIAFAIR, Milano; Postermostra, Lisbona; Kranj, Slovenia; Gallery of Fine Art, Uzbekistan; MART, Rovereto; Galleria dell’Accademia, Firenze; Museo Archeologico, Barcellona; Museo di Roma, Palazzo Braschi, Roma; Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Roma; Museo Gypsoteca Antonio Canova, Possagno (Treviso). Molti autori e critici hanno scritto per lui, tra questi: Stefano De Caro, Claudio Parisi Presicce, Cesare de Seta, Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Manlio Sgalambro, Roberto Mutti, Giovanni Fiorentino, Davide Vargas, João Vilela Gelardo, Paolo Giulierini, Eduardo Cycelin.

close
close
open

Note di viaggio

Certosa di San Lorenzo, Padula - Salerno

“Stat crux dum volvitur orbis” (La croce è ferma mentre il mondo ruota) è il motto latino di uno dei più rigidi ordini reli giosi: i certosini, ordine fondato nel 1084 da San Bruno per ché intendeva ingraziarsi gli angioini francesi governanti di Napoli. La certosa di San Lorenzo è il più grande complesso monastico del Meridione e uno tra i più interessanti e ricchi d’Europa. Dedicata a San Lorenzo, la sua edificazione fu iniziata nel 1306 per volere di Tommaso Sanseverino, il più potente feudatario dell’epoca che la donò all’ordine monastico francese dei certosini. Modificata nel XVIII secolo in stile barocco mantiene lo schema tipico delle certose con la “Casa bassa” per i depositi, le stalle, gli ambienti di servizio e la “Casa alta”, silenziosissima, riservata ai padri di clausura. Con la dominazione francese di Murat, nel 1807, l’ordine fu soppresso e divenne una caserma. Fu poi abbandonata e tutte le opere d’arte, tra cui i libri, andarono disperse. Recuperata dopo un lungo restauro, nel 1998 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

close
close
open

Anfiteatro Campano, Santa Maria Capua Vetere - Caserta

L’anfiteatro sorge nel territorio dell’antica Capua (Capua Vetere) che era originariamente un antico villaggio italico (etrusco-osco), su cui fu edificato dai Greci uno dei loro pri mi insediamenti italiani (IX o VIII secolo a.C.). Abbandonata, fu poi rifondata dagli Etruschi nel 524 a.C. Fu sannita dal 423 a.C., romana nel 338 a.C. divenendo la seconda città italiana per importanza dopo Roma. Rimase sotto il dominio romano per molti secoli, fino alla sua distruzione da parte dei Saraceni nel IX secolo. L’attuale anfiteatro fu edificato alla fine del I sec. d.C. sulle rovine di un altro anfiteatro probabilmente più piccolo da cui partì la celebre rivolta degli schiavi di Spartaco nel 73 a.C. e di cui sono visibili ancora oggi delle tracce. Secondo per dimensioni solo al Colosseo, era in genere adibito agli spettacoli dei gladiatori e fu la sede della prima scuola di gladiatori dell’Impero Romano. Oggi è possibile visitare in loco anche il Museo dei Gladiatori. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente l’anfiteatro venne distrutto dai Vandali di Genserico e poi dai Saraceni, insieme alla città. Parte della distruzione dell’anfiteatro fu causata dal depredamento operato ai suoi danni in quanto veniva utilizzato come materiale di spoglio per le nuove edificazioni. La distruzione dell’anfiteatro ha fine in epoca borbonica quando venne dichiarato monumento nazionale.

close
close
open

Anfiteatro Flavio, Pozzuoli - Napoli

Edificato nel I secolo d.C. dai Romani, preceduto in impor tanza solo dal Colosseo e dall’ Anfiteatro campano, fu at tribuito agli stessi architetti del Colosseo. Gli enormi costi della costruzione furono interamente sostenuti dall’erario cittadino, come attesta ciò che resta di quattro lastre “Co lonia Flavia puteolana pecunia sua”. Qui furono eseguite molte condanne a morte, celebre la mancata esecuzione di San Gennaro. Secondo la tradizione cristiana il santo fu risparmiato dalle belve feroci che si inginocchiarono di fronte alla sua benedizione, come è raffigurato nel dipinto di Artemisia Gentileschi conservato nel Duomo di Pozzuoli.

close
close
open

Casertavecchia – Caserta

Il borgo sorge sulle pendici dei monti Tifatini e fu edificato su un preesistente villaggio romano che si trovava sulla collina Casa Hirta, dove “casa” sta per “villaggio” e “hirta” per “ripida”. Passata ai Longobardi nell’879, divenne sede di cattedra vescovile dal IX secolo e poi dal 1062 fu dominata dai normanni conoscendo un periodo di grande splendore. La sua cattedrale è uno dei più interessanti esempi di architettura romanica in Campania. I lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1113 e fu consacrata nel 1153 al culto di San Michele Arcangelo. Voluta dal vescovo normanno Rainulfo il quale fece utilizzare per la sua costruzione l’ignimbrite”, il tufo grigio campano. In essa confluiscono armonicamente in un unico monumento più stili: dal romanico, al gotico passando per l’architettura paleocristiana e per l’arte islamica e araba, come è evidente nella sua bellissima cupola. Dell’antico castello dalle stratificazioni longobarde, normanne, sveve ed aragonesi è sopravvissuta la torre medievale cilindrica (il “Maschio”), costruita dal 1225 al 1238. Nel 1442 Casertavecchia divenne dominio degli Aragonesi. Con i Borbone la sua importanza decadde in seguito alla costruzione della Reggia di Caserta e con il conferimento nel 1842 della sede vescovile a Caserta.

close
close
open

Sant’ Agata de’ Goti - Benevento

L’antico borgo, di fondazione romana, ha la particolarità di sorgere su una costa di roccia tufacea, dove la pietra e le case sembrano fuse in un’unica materia. E’uno tra i borghi medievali più belli d’Italia. Sorta sull’antica città sannita Saticula, il suo nome deriva dal duca longobardo Radoaldo. In epoca normanna prese il suffisso de Gothi, sino alla attuale definitiva dicitura ad opera degli angioini. Divenne feudo degli Artus, poi la Regina Giovanna II lo assegno’ alla famiglia de la Rath, conti di Caserta. Con il matrimonio di Caterina de la Rath passò nel 1509 al feudo degli Acquaviva e infine fu acquisito dai Carafa, duchi di Maddaloni. Carlo III di Borbone vi realizzò una delle otto ferriere del regno.

close
close
open

Capua, Cinta Bastionata e Porta Napoli (Caserta)

L’antica Capua (Capua Vetere) sorgeva nell’attuale Santa Maria Capua Vetere, mentre la città nuova, l’attuale Capua, fu fondata dai Longobardi nell’856 d.C., quando in seguito all’attacco dei Saraceni all’antica Capua, il conte Landone I fortificò il sito, dando vita a una nuova città su un’ansa del fiume Volturno. La nuova Capua divenne la capitale di un principato longobardo autonomo, esteso dalla Terra di Lavoro al Garigliano. Fu poi normanna e ancora fortezza sveva, angioina, aragonese e dei viceré spagnoli. Seguirono numerose fioriture, da quella medievale, testimoniata da numerose chiese e dalla monumentale struttura fortificata voluta da Federico II di Svevia, a quella moderna, con uno sviluppo che da un lato ha recuperato molte “spolia” della vicina Capua antica, dall’altro ha arricchito la città di torri, chiese e conventi, palazzi patrizi, porte monumentali. Durante il viceregno spagnolo (1504-1707), dominazione austriaca (1713-1734) e poi borbonica (1734-1861) Capua rivestì una importanza strategica proprio per la sua caratteristica di città fortezza. Nel 1818 i Borbone le tolsero il capoluogo di Terra di Lavoro, che trasferirono a Caserta. Il celebre storico Plinio il Vecchio intorno al 40 d.C. per primo definì l’esteso territorio dell’antica Capua con il nome di Campania Felix ad indicarne la particolare fertilità delle terre. Due gli importanti luoghi di culto dell’antichità: il Santuario a Diana Tifatina, i cui resti sono nella Basilica Benedettina di Sant’Angelo in Formis, e il Santuario a Venere Giovia, la dea della fertilità, da qui la collezione di Matres Matutae presenti nel Museo Provinciale Campano di Capua.

close
close
open

Il Ponte della Lavandaia, Parco Regionale dei Monti Picentini, Montella/Alta Valle del Calore – Avellino

Il ponte si trova ai piedi del monte Terminio, la vetta più alta dei Monti Picentini. Montella famosa nel mondo per le sue castagne sorge in una delle aree più verdi dell’intera irpinia. Numerose sono le sorgenti, tra le quali la più importante è quella del fiume Calore. La sua grande riserva d’acqua rifornisce molte zone della Campania e della Puglia. La cascata della Lavandaia, grazie a un antico ponte romano, un tempo alimentava un mulino voluto dagli abitanti. Oggi del mulino sono rimaste solo alcune parti ma è ancora possi bile vedere sulla sommità della cascata stessa il vecchio sistema di chiuse meccaniche. Attivo fino al secondo dopo guerra ora oggi è in abbandono.

close
close
open

Diga dell’Enel sul fiume dell’Oblio, Parco Regio nale del Matese - Caserta

Il Lete è un piccolo fiume dal grande nome, evocativo quanto pochi in campo letterario perché sorge oltre che dalle rocce carsiche matesine, direttamente dalla mito logia sfociando poi nella grande letteratura classica. Secondo gli Antichi qui si tuffavano le anime dei morti per dimenticare la vita passata prima di reincarnasi, Lete infatti è una parola greca che significa oblio. Da qui il nome “Fiume dell’Oblio”, così come viene raccontato da Platone ne “La Repubblica”, da Virgilio ne “L’Eneide” e citato da Dante nel Purgatorio come il fiume del Paradiso. purgatorio dan tesco. La diga, un’opera di alta ingegneria, fu costruita nel 1907 dalla Società Meridionale di Elettricità nei pressi del piccolo borgo di Letino.

close
close
open