Alessandro Cimmino

Parte del fondo fotografico Campania Mirabilis

Alessandro Cimmino unisce l’occhio dell’architetto che osserva il valore delle forme dell’architettura, allo sguardo del fotografo che non può rinunciare alla sua personale visione. I paesaggi quasi evanescenti e rarefatti e l’accento su alcuni dettagli ci restituiscono l’intenso lirismo emotivo dei siti culturali ritratti.

Biografia dell'artista

Alessandro Cimmino (Napoli 1969-2022). Il suo lavoro è incentrato sulla rappresentazione del paesaggio e sulle trasformazioni della città contemporanea ed è caratterizzato da un linguaggio essenziale, privo di enfasi narrativa e orientato alla contemplazione. Dopo la laurea in architettura, collabora con studi professionali, tra cui quello di Stefano Boeri, esperienza che ha contribuito a consolidare il suo interesse per l’osservazione delle trasformazioni del paesaggio urbano e costiero. Parallelamente all’attività di architetto sviluppa una ricerca fotografica autonoma, caratterizzata da una forte attenzione alla dimensione geografica e alla memoria dei luoghi. Nel 1997 esordisce con Napoli Fotocittà, Dintorni dello sguardo, un lavoro sulla percezione della città in movimento dal titolo 60 km/h. Nel 2001 elabora il progetto fotografico Matrix, pubblicato su USE (Uncertain States of Europe) edizioni Skira, secondo classificato nel 2004 del Premio Pezza alla Triennale di Milano. Nel 2003 espone al Palazzo Reale di Napoli e alla Quadriennale di Roma per la “Mostra sull’arte contemporanea”. Nel 2004 a Napoli presenta il video CCTV_ closed circuit television, Napoli Est nell’ambito di “Stazione Utopia Revisited”. Partecipa a diverse mostre collettive che riguardano la lettura del territorio contemporaneo: “Gli Occhi della Città” alla Artingallery, Milano; “Il Paesaggio Tradito” alla Galleria San Fedele, Milano; “Città e Non Città-Contemporanea Giovani – Quattro” ad Arceto Di Scandiano, Reggio Emilia. Nello Spazio EX TICOSA a Como espone il progetto di ricerca e reportage Alfabeto Di Periferia incentrato sull’indagine del paesaggio urbano contemporaneo in cui documenta paesaggi urbani, periferie e spazi liminari delle città, indagando le trasformazioni sociali e architettoniche attraverso un’estetica documentaria attenta agli spazi quotidiani. Nel 2006 presenta il lavoro May-day nella mostra personale Fotografie – CCTV presso la Nowhere Gallery di Milano. Nell’edizione del 2007 del Festival della Fotografia di Roma partecipa alla collettiva Ereditare il Paesaggio con MayDay al Museo dell’Ara Pacis e poi al Museo del Territorio di Biella, e nel 2008 alla Biennale dell’Immagine espone allo Spazio Officina di Chiasso. Nel 2009 partecipa alla collettiva Paesaggi dell’invisibile alla Galleria Traghetto di Venezia e alle collettive Clear light durante il Festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia e ad Urlo e furore presso la Nowhere Gallery di Milano. Nel 2010 espone sempre presso la Nowhere Gallery una selezione del progetto INDIA sulle città di fondazione indiane. Nel 2011 è invitato alla 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia “Lo stato dell’arte” ed espone a Fotografia Europea 2011 a Reggio Emilia. Nel 2012 presenta JCITY al MAXXI di Roma nella mostra ENERGY. Architettura e reti del petrolio e del post-petrolio. Nel 2018 espone alla Reggia Di Caserta alle collettive: Divina Sezione e successivamente a Campania Mirabilis. Nel 2020 espone Mare Alto alla Galleria P46 di Camogli (Genova), un progetto di ricerca sul paesaggio iniziato nel 2016 e dedicato alla costa ligure, in particolare al territorio di Levanto. Alcune sue fotografie sono presenti nella Collezione Permanente del Museo MAXXI di Roma.

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Note di viaggio

Napoli sotterranea

Circa 5000 anni fa i greci scavarono delle cisterne sotterranee per raccogliere le acque piovane ma anche per costruire le mura e i templi di Neapolis. La città sotterranea, composta da roccia tufacea, è stata creata nel corso dei secoli per diverse esigenze. In epoca romana diventò un complesso sistema idrico caratterizzato da una rete di acquedotti ramificati, alimentati dalle acque delle sorgenti del monte Serino. Alcuni di questi fornivano acqua a fontane, case ed edifici napoletani, mentre altri più lunghi si diramavano fino a Miseno per alimentare la Piscina Mirabilis. Il tufo estratto veniva utilizzato per costruire la città in superficie: più cresceva la città, più si ampliavano le cavità del sottosuolo. Scendendo nella “città di sotto” si entra nel la dimensione spazio temporale della città greco-romana e bizantina, così come nei corridoi di un antico teatro romano. Durante la seconda guerra mondiale questi luoghi furono utilizzati come ricovero dai bombardamenti e successivamente per scaricarvi le macerie.

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Piscina Mirabilis, Bacoli - Napoli

La più grande cisterna d’acqua dell’antichità in Europa fu costruita dai Romani in età Augustea a Miseno, dove sorgeva il porto della flotta romana. Fungeva da rifornimento idrico per la Classis praetoria Misenensis, la flotta imperiale romana istituita dall’imperatore Augusto con sede a Miseno. In essa terminava il corso dell’acquedotto del Serino, costruito nel 10 d.C. da Augusto, che alimentava Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia proseguendo verso Capodimonte, lo Scudillo, il Vomero fino alla Crypta Neapolitana, dove si staccava una diramazione per la villa imperiale di Pausilypon. La Piscina Mirabilis fu una meta fissa del Grand Tour a partire dalla metà del ‘700.

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Acquedotto Carolino, Valle di Maddaloni - Caserta

Nel XVIII secolo fu il ponte più lungo d’Europa, una delle opere architettoniche e d’ingegneria idraulica di maggiore interesse in Europa nel XVIII secolo. Voluto da Re Carlo di Borbone, fu iniziato nel 1753 su progetto di Luigi Vanvitelli e terminato nel 1770. La costruzione, realizzata su modello degli acquedotti romani, è alimentato dalle sorgenti beneventane del Monte Taburno, del Frizzo e di Bucciano per circa 38 chilometri per una altezza di 60 metri. L’acquedotto fu realizzato per alimentare la cascata, le vasche e le fontane del Parco della Reggia e il palazzo, approvvigionare d’acqua l’intera città, ma anche per scopi industriali come alimentare mulini, fattorie, fabbriche manifatturiere della zona (tra queste le ruote idrauliche della fabbrica della seta di San Leucio). In seguito fu realizzato un condotto per la Reggia di Carditello.

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La Gaiola - Napoli

Una tra le aree marine protette più belle d’Italia, il parco sommerso della Gaiola è una riserva naturale marina che fa parte del Parco archeologico del Pausylipon. Composta da due piccoli isolotti collegati da un esile ponte, l’area faceva parte della villa romana di Pausilypon che in latino significa “cessazione degli affanni”. Il nome Gaiola deriva dalle numerose cavità che si trovano nel tratto di costa: dal latino “cavea” che significa “piccola grotta”. Fino al XIX secolo, prima che fosse sommersa, si poteva vedere parte della villa romana che nel medioevo fu chiamata “Scuola di Virgilio” dove, secondo una leggenda, il poeta aveva istituito una scuola di arti magiche. In realtà quando si affermò il Cristianesimo il poeta fu inserito nella categoria dei negromanti: da qui l’associazione al luogo come stregato. La sua fama è dovuta, oltre che alla sua naturale bellezza, anche all’appellativo di “paradiso maledetto” che l’accompagna a causa dei numerosi accadimenti nefasti succedutisi nel tempo. Nel 1874 l’isola fu venduta ad un privato che vi edificò una villa che divenne anch’essa dimora nefasta per tutti coloro che la abitarono.

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Complesso Basilicale Paleocristiano di Cimitile, Nola - Napoli

Nasce all’incirca nel II-III secolo a.C. in epoca romana come grande necropoli pagana. Si trasforma in luogo di culto cristiano durante i primi anni del Cristianesimo fino a poter essere definito oggi il più importante complesso archeologico d’arte paleocristiana della Campania. Sito sepolcrale della Nola consolare e imperiale, il “Coemeterium” dell’antica Nola, successivamente divenne nel III secolo d.C. santuario cristiano con la sepoltura di San Felice e l’edificazione del santuario dedicato al santo, il più antico del complesso e che diventerà sede di pellegrinaggio. Il Complesso comprende sette edifici ed essendo luogo di culto e sepolture, vide l’edificazione di altre basiliche, una accanto all’altra. Nel IX secolo viene devastato dai Longobardi con il trafugamento delle reliquie dei santi.

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