Pino Musi nasce a Salerno nel 1958. Da molti anni vive e lavora a Parigi, La sua ricerca è incentrata soprattutto sul rapporto tra fotografia, architettura, archeologia, paesaggio e memoria. Si avvicina giovanissimo alla fotografia, quando inizia ad apprendere da autodidatta la tecnica del bianco e nero. Il fascino per la camera oscura, così come l’assidua frequentazione fino a metà degli anni ottanta del teatro sperimentale d’avanguardia, segnano profondamente la sua ricerca sia sul piano linguistico che su quello concettuale. Nel tempo, il suo lavoro si interseca con molteplici aree di interesse, dall’antropologia all’architettura, dall’archeologia alla produzione industriale. Fondamentali, inoltre, sono gli incontri con il regista Jerzy Grotowski e con l’architetto svizzero Mario Botta, con i quali ha portato avanti per anni una stretta collaborazione. La ricerca di Pino Musi è contraddistinta dall’insistente sperimentazione sulla forma e trova modalità di espressione privilegiata nella realizzazione di libri d’artista, ricevendo importanti riconoscimenti internazionali. Nel 1997 riceve l’Europäischer Architekturfotografie-Preis, nel 1999 il premio Buchmesse Frankfurt e nel 2003 è vincitore del Premio Oscar Goldoni Modena. Nel 2013, il suo libro d’artista _08:08 Operating Theatre, è stato incluso nella selezione finale di varie liste internazionali per i migliori libri fotografici. Dal 2011 al 2017 ha insegnato presso il Master di Alta Formazione sull’Immagine Contemporanea della Fondazione Fotografia di Modena. Tra le sue principali esposizioni: Maschere e Persone alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista di Venezia (1982); Watari Museum Project al Watari Museum of Contemporary Art di Tokyo (1990); Architektur: Licht, Materie, Landschaft al Museum Schloss Morsbroich di Leverkusen in Germania, Emozioni di Pietra al Palazzo Reale di Napoli, (1997); Forme ferme al Palazzo Genovesi di Salerno (1999); Metamorfico I in “Da Guarene all’Etna, via mare, via terra” alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e alla Galleria Civica di Modena (2000) e Metamorfico II in “Da Guarene all’Etna, 02”, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Padiglione Italia, Biennale di Venezia (2002); La scena vuota allo Shanghai Museum of Contemporary Art (2004); Napoli presente al PAN di Napoli (2005); In Mollino’s Room a Paris Photo (2007); Hybris in “Da Guarene all’Etna 1999-2009” alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Guarene d’Alba (2009); Rivelazioni della Forma. Le origini dell’Italia nelle fotografie di Pino Musi al Museo dell’Ara Pacis di Roma (2012); Opus al Fotografia Festival Internazionale di Roma (2016). Nel 2017 al MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma espone Acre, esposta successivamente all’Italian Cultural Institute di Londra, all’ Espace François-Mitterrand, Guingamp e al Conseil d’Architecture, d’Urbanisme et de l’Environnement des Côtes-d’Armor a Saint- Brieuc. Nel 2019 alla Fondazione di Sardegna a Cagliari espone Sottotraccia e nello stesso anno Border Soundscapes alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Guarene d’Alba. Negli anni recenti la sua ricerca si concentra sempre più sulla forma come strumento di conoscenza. Nel 2021 presenta il progetto Polyphōnia al Tempio di Pomona a Salerno, in cui fotografia, ritmo visivo e struttura musicale dialogano tra loro. Il lavoro viene successivamente ampliato e nel 2025 diventa una mostra e una pubblicazione artistica presso la Fondazione Biscozzi Rimbaud ETS. Tra le sue recenti pubblicazioni: nel Acre, Éditions GwinZegal, Guingamp (2017); Sottotraccia Punctum Press, Roma (2019); Border Soundscapes Artphilein Editions, Lugano e Grecia (2019); Le radici della civiltà europea UTET Grandi Opere, Milano (2019). Nel 2025 realizza Phytostopia, progetto nato dall’osservazione di muri vegetali e paesaggi urbani trasformati dalla crescita spontanea della vegetazione dopo la pandemia, una riflessione sul rapporto tra natura e spazio costruito, in mostra presso la Rolla Foundation in Svizzera. Nel 2026 il Teatro dell’Architettura Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana gli dedica la grande mostra Continuum che ripercorre oltre quarant’anni di ricerca attraverso sei sezioni tematiche dedicate all’origine, alla memoria, alla transizione, alla superficie e all’incompiutezza dell’architettura e del paesaggio. Nello stesso anno pubblica i volumi Pino Musi. Continuum e Border Soundscapes II. Le opere fotografiche di Pino Musi sono presenti in collezioni private e pubbliche, tra cui la Fondazione Rolla, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la Fondazione Fotografia di Modena, il FRAC Bretagne (Fonds régional d’art contemporain), la Fondazione MAST, il Canadian Centre for Architecture.