Reggia di Caserta

Google Maps Piazza Carlo di Borbone, 81100 Caserta CE

Un simbolo di trasformazione territoriale

La Reggia di Caserta fu progettata per misurarsi con le grandi residenze reali, soprattutto con la Reggia di Versailles.
Il progetto architettonico di Luigi Vanvitelli voleva esprimere, in un’immagine chiara e grandiosa, il significato del Complesso, vale a dire quello di sovrastare in senso monumentale gli altri insediamenti presenti sul territorio. La Reggia è fondamentale per l’identità di Caserta e di tutta la regione Campania essendo stata pensata fin dalle origini per diventare una delle opere più importanti del territorio. Vanvitelli scriveva: «Le idee grandiose del Re Carlo non si arrestavano solamente all’edificazione di quella sontuosa Reggia, e di tutte le sue delizie, egli ravvolgeva nella sua mente pensieri molto più grandi ed estesi, meditando non senza mire profondamente politiche, di fabbricare in quel sito medesimo una nuova florida città». Il Palazzo Reale fu infatti concepito quale punto di convergenza tra il Parco Reale e Caserta, la nuova capitale borbonica, ed era simbolicamente orientato in direzione di Napoli.

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La lunga costruzione della Reggia

Il centro cittadino di Caserta esisteva già in epoca longobarda. Alla metà del Settecento, Caserta Vecchia era una piccola città di casali che contava appena 1.252 abitanti. Il terreno su cui sorge oggi il Complesso venne acquistato dai Borbone nel 1750, insieme all’area del Bosco di San Silvestro. La
costruzione della Reggia, dell’Acquedotto Carolino e del Real Casino di San Silvestro proseguì nei successivi cinquant’anni: i lavori si protrassero così a lungo che quando nel 1780 Ferdinando IV, erede di Carlo di Borbone, decise di trasferirsi con la moglie Maria Carolina, l’unico appartamento disponibile era quello destinato ai principi ereditari.
Nel 1773, alla morte di Luigi Vanvitelli, le sale del Palazzo che oggi ammiriamo erano ancora vuote. La loro decorazione venne portata avanti dal figlio, Carlo Vanvitelli, e da altri architetti che lavorarono al cantiere fino alla prima metà dell’Ottocento.

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